22mila firme per la petizione di Etnos al Governo. “Nessun termine per le borse lavoro alle donne vittime di violenza”

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“Le borse lavoro sono uno strumento efficace per contrastare la violenza sulle donne e promuovere la loro autonomia ed indipendenza. Non è possibile stabilire un termine a progetti di tale rilevanza”. Inizia così la descrizione della petizione lanciata su Change.org dalla Cooperativa sociale Etnos di Caltanissetta e indirizzata al dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri. Una petizione dai numeri record che ha già totalizzato oltre 21 mila firme e centinaia di piccole donazioni in denaro da parte di altrettanti sostenitori che hanno voluto contribuire alla causa.

“Scaduto il progetto non è stato predisposto nulla per garantire la continuità. E’ come se ancora si attuino interventi a termine, come se la violenza avesse un termine. Il lavoro dev’essere considerato sempre come strumento, non certo occasionalmente”, spiega Fabio Ruvolo, presidente della cooperativa che da anni svolge progetti con le donne vittime di violenza sia in termini di accoglienza e protezione che di inserimento lavorativo e inclusione sociale.

“Le borse lavoro per le donne vittime di violenza sono lo strumento giusto e ne abbiamo evidenza avendo svolto numerosi tirocini. E’ la dimostrazione di come le donne abbiano raggiunto un livello di indipendenza riducendo i tempi di accoglienza, garantendo percorsi di autonomia e riscatto in quasi 99 casi su 100”. Al momento la cooperativa ha deciso di dare continuità alle borse lavoro per 11 donne con propri fondi dopo la conclusione del progetto finanziato dal dipartimento. “Se non avessi la forza economica di sostenere la prosecuzione delle borse lavoro dovrei interrompere questo percorso. Al contrario lo stiamo affrontando con le nostre forze economiche perché crediamo in questo strumento di riscatto”, spiega Ruvolo.

Il lavoro è la forma di riabilitazione più elevata ed efficace per insistere sull’autonomia delle donne vittime di violenze che denunciano. E’ lo strumento che ha permesso in questi anni ad oltre 40 donne accolte nelle case rifugio di Etnos, di riappropriarsi della propria vita e di ricominciare a vivere partendo da se stesse e dalle proprie capacità. Lo strumento delle borse lavoro è una vittoria dello Stato ed un vero supporto alle donne che si affidano allo Stato.

“Le istituzioni devono assolutamente proteggere questo strumento che rappresenta un’ancora di salvezza, una vera risposta alle donne che dicono basta alle violenze. Non possono prevalere la burocrazia o altri impedimenti che lo stesso Stato dispone”.

Da qui l’appello a rendere questi progetti senza scadenza e fare in modo che il lavoro diventi, allo stesso modo dell’accoglienza protetta, fondamento portante delle politiche di contrasto alle violenze di genere.

Le sottoscrizioni sono giunte a migliaia da tutta Italia e a breve, raggiunto l’ulteriore obiettivo di 25 mila firme (nella prima fase erano 15 mila abbondantemente superate) saranno poi trasmesse al dipartimento Pari opportunità e alla ministra Elena Bonetti. “Una grande prova di democrazia” sottolinea il presidente di Etnos.

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