Grani antichi siciliani, un’azienda veronese che si accaparra il marchio. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, interroga l’esecutivo di Bruxelles e chiama in causa il ministro Calenda. “Intervenga attraverso le Camere di Commercio per regolamentare un pericolosissimo precedente”. Una società veronese, infatti, ha registrato i marchi dei grani antichi siciliani e ora scrive alle aziende dell’isola pretendendo le royalties dagli agricoltori. Il caso della registrazione del marchio del grano siciliano Tumminìa o Timilia da parte della società Terre e Tradizioni, approda così alla Commissione Europea. “Come denunciato a livello regionale – spiega Corrao – la società Terre e Tradizioni, con sede a Verona, ha fatto recapitare a tutte le aziende siciliane, le quali commerciano prodotti contenenti il grano Timilia, una lettera di diffida al fine di segnalare che la denominazione è un marchio registrato e invita le aziende a cessare con effetto immediato l’utilizzo del nome Timilia”.

Una sonora beffa per le aziende che a proprie spese hanno fatto investimenti per recuperare la tradizione dell’utilizzo dei grani antichi siciliani che adesso vedono riconosciuto il marchio ad un’azienda di Verona.

L’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana Antonello Cracolici ha inviato una nota di diffida al Ministero dell’Economia, Ufficio registrazioni marchi, e al Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari, affinché avviino le procedure di revoca dei marchi di varietà genetiche dei grani che sono stati illegittimamente registrati presso il Ministero dell’Economia da parte di società in difformità alle disposizioni che fanno divieto all’utilizzo di denominazioni varietali ai fini commerciali.

“La Regione ha avviato da settimane le procedure di registrazione di 10 varietà di grani duri antichi presso il Ministero delle politiche agricole, al fine di tutelare la biodiversità che rende unica la regione siciliana – afferma Cracolici – La tutela della biodiversità della nostra Regione costituisce un obiettivo prioritario dell’impegno politico e amministrativo del Governo, e anche grazie alla legge sul “Born in Sicily” tuteleremo il nostro patrimonio genetico sia dei grani e di quelli antichi in particolare, che dei vitigni, così come lo straordinario patrimonio delle varietà arboree che rendono la Sicilia la principale area di biodiversità del Mediterraneo. Non consentiremo a nessuno di scippare un patrimonio genetico straordinario i cui unici detentori sono i siciliani e le sue istituzioni pubbliche. Siamo pronti a far valere in ogni sede, anche giudiziaria, gli interessi della regione”.
Sono dieci le varietà che la Regione Siciliana vuole tutelare: si tratta del Bidì, Romano, Regina, Capeiti, Tripolino, Tumminia, Reste Bianche, Perciasacchi, Russello, Maiorca, Reste Nere. “L’iscrizione al registro nazionale rappresenta una tappa importante ai fini della tutela, della salvaguardia e della valorizzazione dei grani siciliani, che sta alla base della tracciabilità di una filiera garantita a tutela del consumatore e in contrasto con i fenomeni speculativi che si sono registrati negli ultimi tempi”, ha concluso Cracolici.

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