spremutaSulla questione della cooperazione imprenditoriale, abbiamo intervistato Cesare Arangio, vicepresidente regionale di Confcooperative Sicilia e presidente del Consiglio Territoriale di Confcooperative Palermo.

– Cos’è la Confederazione Cooperative Italiane?

Confcooperative è la principale organizzazione di rappresentanza, assistenza, tutela e vigilanza del movimento cooperativo italiano e delle imprese sociali. Vi aderiscono 20.000 cooperative, con oltre 3,2 milioni di soci e 550mila persone occupate. Nata nel 1919, raccogliendo il messaggio della Rerum Novarum, Confcooperative è presente in modo capillare e profondo, sul territorio nazionale e si caratterizza per lo scrupoloso rispetto del principio dell’autonomia. L’attività di rappresentanza, svolta in campo legislativo e sindacale, la vede presente, (con le Centrali cooperative con cui dal 2011 ha costituito l’Alleanza delle Cooperative Italiane) nel dialogo con i pubblici poteri, con i movimenti e le correnti politiche e culturali del Paese. Firmataria di decine di contratti collettivi nazionali ed accordi collettivi, Confcooperative è promotrice di enti bilaterali e fondi negoziali per la formazione, la previdenza complementare e la sanità integrativa tra i più attivi e presenti delle relazioni industriali.
– Quali servizi offrite al nostro territorio?

Associarsi a Confcooperative vuol dire, anzitutto, accompagnare il Paese alla sfida della modernità con le radici affondate in una visione “integralmente umana” dei rapporti economici, nel rispetto dell’ideale sturziano, sorprendentemente attuale, di un’Italia Cooperativa: “il domani sarà nostro quando l’Italia potrà riprendere le tradizioni gloriose delle sue maestranze, dei suoi artigiani e dei suoi primi cooperatori, e dare al lavoro d’insieme un impulso così largo da poter veramente realizzare il sogno di un’Italia Cooperativa” (L. Sturzo, Brooklyn 27 marzo 1946).

– Cosa occorre per fondare una cooperativa?

La cooperativa nasce per rispondere al bisogno delle comunità e dei territori di cui è espressione. Chi più delle cooperative, infatti, è interprete delle esigenze della comunità? Creare una cooperativa dà risposte da un lato alle necessità della collettività, dall’altro all’esigenza del singolo di trovare lavoro. Una banca di credito cooperativo nasce per rispondere al bisogno di credito dei soci di quel territorio. Così creare una cooperativa agricola risponde alla necessità del socio di trovare reddito e remunerazione nel prodotto conferito alla cooperativa che riesce a raggiungere mercati, vicini o lontani, a cui il singolo socio non riuscirebbe mai ad accedere da solo. Così senza le cooperative sociali avremmo storie di emarginazione con anziani, minori, disabili, persone svantaggiate o stranieri abbandonati a sé stessi. Di antica memoria l’azione della cooperazione di consumo prima e al dettaglio, nel tentativo di calmierare i prezzi, che trova le sue radici nei pionieri di Rochdale. La filiera sociosanitaria che vede l’interazione tra medici, farmacisti, mutue sanitarie e specialisti della salute in generale. La cooperazione di produzione lavoro nasce con l’obiettivo di rispondere al bisogno di occupazione che arriva dai suoi soci, oltre a quella di offrire servizi innovativi per la comunità. Un ruolo importante va alla cooperazione di abitazione che realizza case di qualità ed è una delle pochissime risposte alla domanda povera del mercato. La cooperativa è l’impresa che nasce sul territorio e per il territorio. Vi resta radicata per la vita. Non delocalizza. Valorizza le potenzialità e le risorse della comunità di riferimento secondo i valori della mutualità, della sussidiarietà e della democrazia economica. Per creare una cooperativa occorre avere un’idea imprenditoriale che spesso nasce dalla percezione dei bisogni giornalieri, e con almeno tre soci (persone fisiche) che abbiamo competenze specifiche. Ma la buona volontà non è sufficiente, occorre poi farsi guidare da persone competenti, per evitare errori letali.

– A suo parere, su quali basi bisogna impostare l’educazione all’imprenditorialità per le giovani generazioni?

Occorre esporre ai giovani cooperatori le reali prospettive di lavoro, e tra queste l’autoimprenditorialità che certamente è una strada molto complessa. Bisogna, altresì, presentare loro anche semplici iniziative nate per caso e diventate esperienze di successo, come il caso della Coop.va Paranza al quartiere sanità di Napoli, ma ne abbiamo tante anche qui nel nostro territorio.

– In una regione marchiata da grossi limiti strutturali e sociali, dalla corruzione politica alla criminalità organizzata, perché è importante riscoprire il valore della cooperazione?

Riscoprire il valore della cooperazione serve per non sentirsi soli, per non diventare facile bersaglio di fenomeni corruttivi, per trovare il coraggio di denunciare, di sconvolgere il sistema.

– Finita l’epoca dei finanziamenti “a fondo perduto”, in che modo le idee imprenditoriali possono trovare sostegno finanziario?

Un’idea imprenditoriale che funziona non ha bisogno di finanziamenti a fondo perduto, sarà sufficiente partire con piccoli passi, pian piano. Dovranno per primi crederci i soci, che potranno attingere alle risorse familiari o di amici, con il crowdfunding, a valere sui fondi comunitari o nazionali, partecipando ai bandi delle fondazioni, utilizzando i classici filoni bancari.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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