spremutaLa giunta comunale nissena guidata da Giovanni Ruvolo sembra vivere in uno stato di perenne crisi. Infatti, ormai da tre anni assistiamo a continue frizioni politiche – sotterranee o visibili ad occhio nudo da chiunque – che impediscono la realizzazione del progetto con il quale l’Alleanza per la città ha conseguito la vittoria elettorale alle scorse elezioni comunali. Tuttavia, la recente carrellata di comunicati stampa sorta dalla questione della rimodulazione delle commissioni consiliari – necessaria all’indomani del varo della nuova giunta a maggiore trazione partitica anziché civica – fa emergere il reale livello di profondità della crisi politica della coalizione che guida la città. Crisi che, in modo palese, non riguarda solamente il cambio di presidenza di qualche commissione consiliare poiché – da quanto affiora dalle dichiarazioni pubbliche dei vari partiti – sono in gioco i fondamenti stessi dell’esperimento politico che governa la città.

Per provare a formulare un’attenta analisi della situazione, occorre partire dai presupposti che hanno permesso a Giovanni Ruvolo – in quanto rappresentante di una serie di realtà che operano da anni sul territorio – di divenire il sindaco del capoluogo nisseno. Il perno su cui il Polo Civico e l’Alleanza per la città hanno costruito il loro successo è da individuare nella promessa dell’attuazione – o quantomeno dell’avvio – di un cambiamento di metodo circa l’amministrazione della città e, dunque, il fare politica. Un metodo che, almeno negli annunci profetici della campagna elettorale e dell’immediato periodo successivo all’insediamento della giunta, prevedeva regole certe, scadenze da rispettare, bene comune da perseguire.

Sembra che il continuo pressing del Polo Civico sulla giunta e sulle dinamiche consiliari – avviato dopo il cambio della squadra assessoriale – sia mirato a mostrare tanto al primo cittadino quanto al resto della cittadinanza che del cambio di metodo politico non si riscontra, al momento, alcuna traccia. Inoltre, l’attività di pressione da parte del Polo evidenzia che tale soggetto politico non vuole essere la stampella partitica né per un governicchio della città né per il mantenimento al ruolo apicale dell’amministrazione di una sua creatura qual è Giovanni Ruvolo. Pertanto, appare chiaro che la formazione da cui proviene il sindaco sia disposta ad aprire una crisi volta o al reale cambio di passo oppure alla fine del percorso politico comune. Alla luce di questo ragionamento, va riconosciuta la coerenza umana e politica di un movimento civico che dinanzi al perseguimento del proprio fine – il rinnovamento delle pratiche amministrative e politiche – è disposto da un lato a dichiarare finita l’alleanza di governo della città, qualora non si avviasse il cambiamento, dall’altro ad isolare politicamente colui il quale sino a qualche tempo fa ne era il leader.

Se questa argomentazione è vera, o almeno verosimile, il sindaco di Caltanissetta si trova dinanzi ad un bivio politico che attende una scelta immediata. Va precisato che nella veste di guida dell’amministrazione, Ruvolo deve assicurare un ruolo di garanzia e di mediazione fra tutte le forze politiche che compongono l’Alleanza per la città. Eppure, tale profilo non può arenarsi verso una presenza pari a quella di uno spettatore al di là delle parti che mira a far sopravvivere l’esperienza con brevi e fiochi sussulti politici. Insomma, il sindaco deve decidere fra il proseguimento di un percorso di mobilitazione e di responsabilità civica per il rinnovamento della politica e la, pur legittima, sopravvivenza della sindacatura. Qualora Ruvolo optasse per la prima scelta, resterebbe fedele al progetto per il quale è stato designato leader. Invece, se il sindaco preferisse conservare la posizione di amministratore senza infamia e senza lode, cavalcherebbe un, pur comprensibile, itinerario politico-personale sganciato del tutto dal progetto che lo ha condotto alla guida della città.

Rocco Gumina

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