San Cataldo. “Mani in pasta” un pastificio a marchio slow realizzato da persone con disabilità psichica

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Si chiama “Mani in pasta” ed è un percorso, il primo mai realizzato in provincia di Caltanissetta, che porterà 15 persone con disabilità psichica ad inserirsi nel mondo del lavoro, fino alla realizzazione di un pastificio a marchio slow food.

E’ stato presentato venerdì mattina in conferenza stampa al Comune di San Cataldo il progetto “Mani in pasta” promosso dalla cooperativa Controluce e finanziato da “Fondazione con il Sud”. Un servizio realizzato in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale dell’Asp2, che si rivolge ai comuni del distretto socio sanitario D-11 di cui il comune di San Cataldo è capofila. Altri partner sono il Movi, Slow food e l’associazione temporanea di scopo Trecentosessantagradi. Oltre a San Cataldo, il progetto coinvolge i paesi del distretto socio sanitario, Serradifalco, Montedoro, Milena, Bompensiere e Marianopoli.

Il pastificio verrà attivato dopo un percorso formativo e sarà realizzato in piazza Crispi. Il progetto è stato finanziato da Fondazione con il Sud per la cifra di 265 mila euro a cui si aggiungono 60 mila euro di cofinanziamento della cooperativa nissena Controluce, responsabile del progetto la psicologa Marta Cortese.

“Una volta acquisita l’abilità di creare la pasta fresca, dopo un percorso di formazione, sarà possibile lanciare un vero e proprio marchio etico prestando molta attenzione ai valori veicolati, promuovendo il consumo critico e il sostegno sociale ai soggetti svantaggiati”, spiega la cooperativa in una nota.

“Mani in Pasta – ha spiegato la psicologa Marta Cortese della cooperativa Controluce – completa il cerchio della riabilitazione offerto dalla nostra cooperativa a favore della disabilità psichica. Dalla residenzialità leggera con i gruppi appartamento che va ormai avanti da cinque anni, potremo ora offrire la possibilità di lavorare in un laboratorio artigianale di pasta fresca e questo sarà per gli utenti una palestra per transitare verso nuove esperienze lavorative”.

A credere nelle potenzialità del progetto è stato per primo il Comune di San Cataldo con l’assessore ai servizi sociali, Salvatore Sberna. “La forza del progetto – spiega l’assessore – risiede nel lavoro di rete tra tutti gli attori coinvolti. L’azione sinergica tra pubblico e privato è la garanzia della riuscita”,

Presente in conferenza stampa anche Ritalba Mazzè, dirigente del Dipartimento di salute mentale dell’Asp. “E’ un sogno che si realizza perchè il nostro compito è di promuovere l’integrazione di soggetti con problematiche psichiatriche, la vera sfida per l’integrazione si gioca sul terreno del lavoro. Fare rete è importante perché il dipartimento, da solo, non può farcela a causa delle ristrettezze in termini di risorse.

Gli utenti del progetto saranno formati in percorsi di auto imprenditorialità dai membri dell’associazione Trecentosessantagradi. “La formazione imprenditoriale è più di qualche nozione economica su come fare impresa, è soprattutto un percorso che aiuta a scoprirsi come risorsa per il proprio gruppo di riferimento, a stimolare il desiderio d’indipendenza e a capire verso cosa dirigere lo spirito d’iniziativa: si impara a stare al gioco e ad affrontare le nuove situazioni, capovolgendole a proprio favore”, ha spiegato il responsabile della progettazione Davide Porrovecchio. Alla presentazione del progetto è intervenuto anche il presidente del Mo.Vi. Filippo Maritato che ha illustrato il ruolo di anello di congiunzione che l’associazione svolgerà con le varie realtà del territorio.

“Quando ci è stato chiesto di partecipare al progetto siamo stati ben lieti di aderire e di mettere a disposizione all’intero programma il know-how di Slow food che per la pluriennale esperienza sul territorio di riferimento, sui mercati e sulla filiera alimentare può dare un ulteriore apporto all’intero progetto da noi ritenuto di forte impatto socio/assistenziale”, ha spiegato Luigi Annino,fiduciario Slow Food Enna della sezione di Caltanissetta.

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